| MUSEO DELLA MARINERIA | Comune di Cesenatico Assessorato alla Cultura |
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Trabaccolo |
La
"barca da viaggio"
Il
"Giovanni Pascoli"
La
stiva
La cabina di prua e di poppa
| E' viva una barca? Quando le vele gonfie forzano le manovre e gemono la sartie e gli antichi legni, è vita che si consuma dunque? A noi piace pensarlo, ai vecchi naviganti crederlo: le chiamavano per nome, le dotavano di occhi, le battezzavano prima di darle al mare. Cinquant'anni o poco più vive un barca fatta di legno, di canapa e di tela; quando il Giovanni Pascoli entrò nell'ultimo porto, quello di Cesenatico il 16 novembre 1983, li aveva ormai compiuti. I viaggi, le burrasche, la guerra e l'affondamento, i trasferimenti da un Paròn all'altro: a Cattolica, Manfredonia, in Istria, poi l'umiliante lavoro come chiatta in un fiume; il disarmo e l'abbandono alla Sacchetta di Trieste. Infine il recupero veneziano e la metamorfosi delle strutture per lo sceneggiato televisivo Marco Polo. Il Restauro non ha voluto mistificare la realtà, il Giovanni Pascoli, così come l'immagine lo restituisce, spoglio nello scalo d'alaggio, non esiste più. Non si è inteso quindi riportarlo in vita, ma solo, attraverso lui - nel modo più fedele - ridare corpo all'immagine, al ricordo, di quella che fu per secoli la sua categoria, la barca da viaggio. |
| Il "Giovanni
Pascoli" Il "trabaccolo da
trasporto" o barca da viaggio Giovanni
Pascoli è l'ammiraglia del Museo
della Marineria di Cesenatico. La sua forma filante, pur
nella rotondità dello scafo, conferisce alla barca
un'armonia che la colloca fra le più belle della sua
categoria. Trabaccolo
da trasporto "Giovanni Pascoli".
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| La stiva La
capacità di carico che poteva avere la stiva di un
trabaccolo da trasporto medio, come il "Giovanni
Pascoli", era di circa 150 tonnellate, quanto
possono contenere oggi alcuni TIR. La merce variava
secondo la destinazione: derrate alimentari, granaglie,
vino, sabbia e ghiaia, perfino cocomeri, in partenza
dalla Romagna; carbone, legname e pietra d'Istria, in
arrivo dall'altra costa. |
| La cabina di prua All'interno
della cabina di prua venivano a riposare i marinai e il
mozzo, a cui era destinata la cuccetta più scomoda, dove
sono visibili le catene delle ancore. I marinai
conservavano i loro effetti personali nelle
"cassapanche" e negli stipi, ed anche in casse
mobili, all'interno delle quali, sotto il coperchio,
solitamente custodivano la fotografia della moglie.
In
questo locale, situato a poppa e relativamente più
comodo di quello di prua, alloggiavano il capitano (detto
Paròn) e il nostromo,
di solito il marinaio più anziano, incaricato di fare da
tramite con l'equipaggio. Se il capitano era sposato, e
non aveva figli piccoli, la seconda cuccetta spesso era
occupata dalla moglie che lo seguiva in navigazione. |