MUSEO DELLA MARINERIA Comune di Cesenatico
Assessorato alla Cultura

 

Trabaccolo
Il restauro della "barca da viaggio"



mostra a cura di
Antonio Nicoli, Bruno Ballerin, Davide Gnola

fotografie del restauro
Bruno Ballerin

consulenza scientifica
Siro Ricca Rosellini


 

La "barca da viaggio"
Il "Giovanni Pascoli"
La stiva
La cabina di prua e di poppa

E' viva una barca?
Quando le vele gonfie forzano le manovre
e gemono la sartie e gli antichi legni,
è vita che si consuma dunque?
A noi piace pensarlo,
ai vecchi naviganti crederlo:
le chiamavano per nome,
le dotavano di occhi, le battezzavano
prima di darle al mare.
Cinquant'anni o poco più vive un barca
fatta di legno, di canapa e di tela;
quando il
Giovanni Pascoli entrò nell'ultimo porto,
quello di Cesenatico il 16 novembre 1983,
li aveva ormai compiuti.
I viaggi, le burrasche, la guerra e l'affondamento,
i trasferimenti da un Paròn all'altro:
a Cattolica, Manfredonia, in Istria,
poi l'umiliante lavoro come chiatta in un fiume;
il disarmo e l'abbandono alla
Sacchetta di Trieste.
Infine il recupero veneziano e la metamorfosi delle
strutture per lo sceneggiato televisivo
Marco Polo.
Il Restauro non ha voluto mistificare la realtà,
il
Giovanni Pascoli, così come l'immagine
lo restituisce, spoglio nello scalo d'alaggio,
non esiste più.
Non si è inteso quindi riportarlo in vita,
ma solo, attraverso lui - nel modo più fedele -
ridare corpo all'immagine, al ricordo,
di quella che fu per secoli la sua categoria,
la
barca da viaggio.

Il "Giovanni Pascoli"

Il "trabaccolo da trasporto" o barca da viaggio Giovanni Pascoli è l'ammiraglia del Museo della Marineria di Cesenatico. La sua forma filante, pur nella rotondità dello scafo, conferisce alla barca un'armonia che la colloca fra le più belle della sua categoria.
Inizialmente il
Giovanni Pascoli fu di proprietà delle famiglie Verri e Savini di Bellaria ed impiegato per traffici marittimi con l'opposta costa adriatica.

Nel 1953 l'imbarcazione fu iscritta al compartimento marittimo di Venezia e navigò in alto Adriatico; poi fu trasferita a Vieste, e nel 1960 tornò ancora a nord, proprietà dell'armatore Fulvio Bullo di Trieste. Rimase in quel porto finché, cessato di navigare, fu usata saltuariamente per il trasporto di sabbia lungo un fiume. Andò in disarmo alla
Sacchetta di Trieste insieme ad un altro trabaccolo simile, il Cromo.

Nel 1980 gli scafi delle due barche, camuffati da navi venete del XIII secolo, vengono utilizzati per le riprese dello sceneggiato televisivo
Marco Polo. Terminate le riprese il Cromo andrà in Kenya e il Giovanni Pascoli a Fano, entrambi utilizzati come barconi per le gite in mare dei turisti.

Nel 1983 l'Azienda di Soggiorno di Cesenatico, da diverso tempo alla ricerca di un trabaccolo da trasporto per completare la Sezione Galleggiante del Museo della Marineria, acquista la barca poco prima che venga ceduta ad un noto parco di divertimenti della Riviera.

Trabaccolo da trasporto "Giovanni Pascoli".
Scheda riassuntiva:

lunghezza: 20,5 metri
larghezza: 6,3 metri
altezza al puntale: 2,19 metri
portata di carico: 140 tonnellate
anno di costruzione: 1936
cantiere: Rondolini - Cattolica
anno di restauro: 1983-1984
cantiere: Farabegoli Alvaro - Cesenatico
direzione lavori: Bruno Ballerin
consulenza scientifica: Siro Ricca Rosellini

La stiva

La capacità di carico che poteva avere la stiva di un trabaccolo da trasporto medio, come il "Giovanni Pascoli", era di circa 150 tonnellate, quanto possono contenere oggi alcuni TIR. La merce variava secondo la destinazione: derrate alimentari, granaglie, vino, sabbia e ghiaia, perfino cocomeri, in partenza dalla Romagna; carbone, legname e pietra d'Istria, in arrivo dall'altra costa.

Di estrema importanza era la sistemazione all'interno della stiva. La merce doveva essere assicurata in modo da non spostarsi con il rollio provocato dal "mare grosso": se durante una tempesta il carico si spostava su un lato, l'imbarcazione si inclinava irrimediabilmente (si ingavonava, nella terminologia marinara); in questa situazione, se la burrasca non si placava, la barca poteva considerarsi prossima al naufragio.

Una parte del carico veniva sistemata sul ponte di coperta, ed era la prima ad essere gettata in mare nelle situazioni d'emergenza: una decisione sofferta, che il capitano assumeva solo dopo essersi consigliato con l'equipaggio. La barca da viaggio, quando era a pieno carico, navigava emergendo dall'acqua per non più di 50 cm, cosicché la coperta era invasa dalle onde al primo rinforzare del vento.

La cabina di prua

All'interno della cabina di prua venivano a riposare i marinai e il mozzo, a cui era destinata la cuccetta più scomoda, dove sono visibili le catene delle ancore. I marinai conservavano i loro effetti personali nelle "cassapanche" e negli stipi, ed anche in casse mobili, all'interno delle quali, sotto il coperchio, solitamente custodivano la fotografia della moglie.
Dietro una tavola rimovibile della paratia che separa la cabina dalla stiva spesso venivano nascoste piccole quantità di merci, vendute di contrabbando nei porti dove il trabaccolo faceva scalo.
La cabina era dotata di un unico piano d'appoggio, utilizzato anche per scrivere brevi comunicazioni ai familiari. La cottura dei cibi avveniva in coperta con una apposita stufa di lamiera, il "focone", opportunamente fissata alla murata della barca.


La cabina di poppa

In questo locale, situato a poppa e relativamente più comodo di quello di prua, alloggiavano il capitano (detto Paròn) e il nostromo, di solito il marinaio più anziano, incaricato di fare da tramite con l'equipaggio. Se il capitano era sposato, e non aveva figli piccoli, la seconda cuccetta spesso era occupata dalla moglie che lo seguiva in navigazione.
Nella cuccetta del capitano, sotto le tavole d'appoggio del materasso, è ricavato un vano, foderato di zinco, in cui si conservava la "galletta" di riserva.
Il tavolo da carteggio, sul quale il capitano tracciava la rotta di navigazione, era costituito da un comò fornito di piano scorrevole. La bussola rappresentava l'unico strumento disponibile; alla mancanza della radio e del barometro suppliva l'esperienza del capitano, spesso in conflitto con l'esigenza economica di compiere il maggior numero di viaggi e quindi d'avventurarsi in mare anche con tempo incerto.

www.museomarineria.eu