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Rievocazione della
pesca "alla tratta"

Domenica 1 ottobre 2006 - ore 14.30
Piazza Spose dei Marinai - Molo di Ponente
Cesenatico
 

Il Museo della Marineria di Cesenatico collabora da protagonista alla rievocazione della pesca alla tratta promossa dalla Regione Emilia-Romagna - Servizio Turismo e Qualità Aree Turistiche, in collaborazione con i pescatori e il Comune di Cesenatico.

La giornata, articolata in diversi momenti, farà rivivere allo spettatore le emozioni, la gioia e anche la fatica dei pescatori. Alcuni di loro si cimenteranno in antichi mestieri (come il rammendo delle reti), altri illustreranno reperti della memoria marinara normalmente esposti nel museo, altri ancora intoneranno canzoni tradizionali. Non mancherà l’aspetto gastronomico, con un confronto tra la cucina tradizionale dei pescatori e quella insegnata ai futuri cuochi della Scuola Alberghiera di Cesenatico, e con una grande “rustida” di pesce azzurro offerta a tutto il pubblico presente.

L’attenzione maggiore, tuttavia, sarà proprio sulla pesca alla tratta, con la posa della rete effettuata con una barca tipica ed il recupero a mano che avverrà sulla spiaggia da parte dei pescatori. Una volta raccolto, il pesce verrà diviso nelle "coffe" (ceste rotonde di vimini) per qualità e dimensione e lavato subito in acqua con un caratteristico movimento di immersione a rotazione.

Nell'occasione verrà realizzato un servizio televisivo trasmesso poi su diverse emittenti dell’Emilia-Romagna (su TeleRomagna martedì 3 alle ore 21), Marche, Lombardia. A condurre l’iniziativa Laura Schiff, dirigente del Servizio Turismo e Qualità Aree Turistiche della Regione Emilia-Romagna, con la partecipazione di Fabrizio Binacchi, direttore della sede Rai dell'Emilia-Romagna; regia di Andrea Masoni.

La pesca "alla tratta"

La tratta era un tipo di pesca costiera "povera", che poteva essere praticata anche da parte di pescatori non professionisti. La rete è da circuizione, con varianti locali: alla base, che doveva strisciare sul fondo, erano applicati dei piombi; mentre l'altro lato, che doveva essere teso verso la superficie, era dotato di galleggianti (sugheri). La rete poteva essere lunga da poche decine ad alcune centinaia di metri, ed era alta circa un metro; terminava ai capi con due cime che servivano a tirarla. Un capo restava fissato sulla battigia, mentre l'altro, con l'ausilio di una piccola barca (una battana e negli ultimi tempi un moscone) veniva portato in acqua descrivendo un ampio semicerchio, sino a tornare a terra. A questo punto, due gruppi di persone iniziavano a recuperare le due cime, tirando a terra la rete che, strisciando nel fondale, intrappolava il pesce rimasto dentro, costituito, allora, da svariate qualità, come soglioline, cefali, passere, pesci ragno, seppioline, canocchie, pesce azzurro minuto.

Per le sue caratteristiche, la tratta - che richiede in ogni caso fondali sabbiosi poco profondi - era eseguita spesso anche da contadini che scendevano al mare e recuperavano in questo modo qualcosa da aggiungere alla loro alimentazione abituale.

Molto utilizzata nell'immediato dopoguerra, quando con le barche ancora distrutte e il pericolo delle mine la pesca d'altura stentava a riprendersi, la tratta fu praticata in forma organizzata da alcune famiglie, e infine anche come pesca da diporto, fino a quando non fu vietata all'inizio degli anni Settanta.